UNA BREVE STORIA DEGLI ARREDI DI UN PALAZZO CHE È STATO TAPPA DEL GRAND TOUR EUROPEO NEL XIX SECOLO E OSPITE DI NAPOLEONE BONAPARTE NEL 1797.
Il 19 febbraio del 1797, Napoleone Bonaparte giunse a Tolentino dopo aver sbaragliato le truppe pontificie presso Faenza, per firmare il trattato che concludeva le guerre in Italia. Un aneddoto racconta che arrivò alle 11 di sera e che ad attenderlo sotto l’uscio del palazzo c’era un uomo nascosto nel buio con la volontà segreta di assassinarlo. Sembrerebbe che Napoleone avesse scambiato quell’uomo, deciso ad attentarlo, per un suo ammiratore e che perciò gli avesse stretto calorosamente la mano. Quell’uomo era il conte Domenico Parisani – di idee antigiacobine e chiamato per consuetudine ad ospitare le persone importanti che arrivavano in paese – e pare anche che questo saluto caloroso fosse, in realtà, bastato a far passare al conte tutte le sue velleità omicide. Anzi quasi per conquistarlo alla causa giacobina.
Non c’erano invece i legati pontifici che, vista l’ora tarda erano tornati a dormire (alloggiavano nel convento di San Nicola) rimandando tutto ai giorni successivi. Così Napoleone, nelle sue stanze di palazzo Parisani, scrisse di notte l’intero trattato e poi lo consegnò per la firma ai vescovi plenipotenziari incaricati di rappresentare lo Stato Pontificio, con il risultato che poi sappiamo (di uno dei grandi saccheggi legalizzati di opere d’arte da parte di Napoleone, tra cui la Trasfigurazione di Raffaello e Il gruppo del Laocoonte, dai giardini vaticani).
Qualche anno più tardi, invece, fu ospite di palazzo parisani-Bezzi – ma in un’altra stanza, più centrale – il maresciallo dell’esercito reazionario austriaco, Federico Bianchi, comandante della fazione opposta ai rivoluzionari francesi; era il 1815, e nella cosiddetta battaglia di Tolentino gli austriaci combatterono contro il cognato di Napoleone, il Re di Napoli Gioacchino Murat. Questa volta l’esercito rivoluzionario perse, rallentando anche un possibile processo di unificazione dell’Italia, ma in compenso, di lì a pochi mesi, con la restaurazione, e grazie ad Antonio Canova, tornarono in Italia alcune delle più di cento opere portate in Francia da Napoleone, tra cui proprio la Trasfigurazione di Raffaello e Il gruppo del Laocoonte.
Nei Quaderni del bicentenario (IV, 1998), Oriana Mattioli ci permette di ricostruire l’immagine di palazzo Bezzi e dei suoi arredi, grazie ad un un inventario scritto al momento della morte del conte, nel 1807, per la successione ereditaria , che è l’unico documento storico che abbiamo come riferimento.
Questo documento contiene un computo completo di ciò che era in possesso del conte Domenico Parisani (dai mobili di pregio a quelli rotti, agli indumenti usati), compresi dei calzini di cotone bianco “marcati colle lettere rosse N.B.P.” rinvenuti nel cassetto personale dei calzini del conte (cosa che confermerebbe l’attrazione che il Bonaparte avrebbe suscitato sul conte) e trai mobili della “Sala apparata di arazzi fiorati e figurati”, si citano due consolles in noce con piedi intagliati. O meglio “due mezzi tavolini di noce con piedi intagliati”.
Il palazzo era ricco ma non sfarzoso e successivamente alla morte del conte fu venduto a un amico di famiglia, il notaio Bezzi, che in seguito lo ampliò acquisendo anche un’altra ala. Le sale del trattato sono al cosiddetto piano nobile di palazzo Parisani, il primo, costituito da sedici stanze, e negli anni 60 del novecento sono state trasformate in museo dal comune di Tolentino, mentre al piano terra c’erano le cantine e al secondo piano viveva la servitù assieme a una parte della famiglia del conte (a quanto si deduce dalla presenza di carte di famiglia e di gioielli), e che a quanto pare ospitava in casa senza troppo entusiasmo.
Gli arredi del secondo piano sono stati venduti in un’asta di antiquariato alla fine del 1998, curata in parte da un pittore di Tolentino, Giorgio Ciommei e soprattutto da un antiquario romano, di cui nessuno ricorda più il nome in paese, mentre gran parte dei quadri del primo piano è stata trafugata già negli anni 80 quando si trovavano nei magazzini comunali. Successivamente, nel 1998 gli arredi del secondo piano sono stati venduti tutti insieme in una grande vendita di antiquariato e l’appartamento è stato acquisito dal comune di Tolentino.
Al momento della pubblicazione dei Quaderni del bicentenario, qualche mese prima della vendita degli arredi del secondo piano del palazzo, Oriana Mattioli ci dice che “ a proposito di arredi e suppellettili ancora presenti nel palazzo, è da dire che ben pochi oggetti corrispondono alla descrizione dell Inventario, a causa delle trasformazioni e dei cambiamenti avvenuti nel corso di quasi due secoli”.
A tutt’oggi però non abbiamo trovato studi sugli arredi citati nell’Inventario che comprendano anche i nobili del secondo piano, e invece c’è una buona probabilità che molti mobili siano stati spostati tra il primo e il secondo piano del palazzo, visto che venivano regolarmente utilizzati entrambi sia dalla famiglia Parisani che poi dai Bezzi. In tutti i casi Il risultato è che è ormai difficilissimo indicare quali fossero gli arredi originali al momento del trattato con Napoleone del 1797.
In questo sito offriamo in mostra due consolles a lira del XVIL secolo in noce “con piedi intagliati”; un letto in ferro battuto pieghevole, forse da campo; due sedie in noce del XVIII secolo, tutti provenienti dalla vendita degli arredi del secondo piano di palazzo Bezzi, e naturalmente ci piace credere che sulle consolles ci possa essere il kami di Napoleone Bonaparte.