"ASSO DI FIORI": IL BAULE-SCULTURA DI MARIO CEROLI PER POLTRONOVA
Nel panorama radicale e visionario del design italiano degli anni ’70, pochi oggetti riescono a raccontare tanto quanto il baule “Asso di fiori”, ideato da Mario Ceroli nel 1973 per Poltronova.
Parte della suggestiva serie Annabella, questo baule non è semplicemente un contenitore: è una vera e propria scultura funzionale, un’opera in equilibrio tra arte povera e anti-design domestico.
Un contenitore che è anche un manifesto
In questo baule, realizzato in pino grezzo di Russia, convivono semplicità formale e tensione plastica. Il coperchio bombato, costruito con listelli verticali a vista, è la firma visiva dell’oggetto: un gesto ripetitivo, che richiama i ritmi della natura e la modularità delle forme architettoniche. L’interno è ampio e pratico, con una struttura solida e una finitura lasciata volutamente grezza (ma sufficientemente levigata. rispetto all’esterno, da essere utilizzabile come baule) e coerente con il linguaggio dell’arte povera che Ceroli ha interpretato in chiave personale e scenografica.
Il baule nasce all’interno della serie Annabella, una collezione di arredi che Poltronova lancia nei primi anni ’70, affidandosi alla visione di artisti e progettisti che stavano ridisegnando il ruolo dell’oggetto d’arredo in una prospettiva esistenziale più che estetica. Più che mobili, quelli della serie Annabella sono presenze scultoree, frammenti di racconto domestico sospesi tra funzione e rottura poetica degli schemi.
Viene da pensare ad Heidegger che rileggeva Hoelderlin, nell’idea che “pieno di merito ma poeticamente abita l’uomo”. In effetti Poltronova, rappresentava un vero laboratorio di sperimentazione, sotto la direzione artistica di Ettore Sottsass che in quel periodo diegnava mobili non “per famiglie borghesi felici e soddisfatte, ma per coloro che sono consapevoli del disastro dell’esistenza”, e che (grazie allo studio Archizoom) aveva riprogettato gli spazi espositivi e ospitava letture di poeti come Allen Ginsberg, o dava spazio alla produzione di mobili di designer-artisti come Mario Ceroli, che con la sua formazione da scultore e la sua vocazione teatrale, utilizzava il mobile più che altro per suggestionare ed evocare mondi.
La serie Annabella è un progetto concettuale: un catalogo di arredi-simbolo, spesso firmati da artisti e architetti più che da designer in senso stretto, che riflettono una nuova idea di abitare.
Il nome deriva dalla protagonista del film “Addio fratello crudele” di Giuseppe patroni Griffi, per cui Ceroli fece le scenografie, e ogni pezzo della serie possiede un titolo evocativo – come Asso di fiori, Il Monaco, Il Silenzio – che richiama l’universo teatrale, simbolico e spirituale di chi li ha concepiti.
Quanto alla sua produzione per Poltronova, questa serie è una delle poche che non è stata riproposta quando, dopo il 2000, e con l’aiuto di Ettore Sottsass, Poltronova è tornata a proporsi come Poltronova (e non come una semplice ditta di mobili di design). Forse perchè qui l’inattualità supera ogni previsione di marketing…
Arredi come presenze sceniche
Le forme sono massicce, materiche, scultoree. I materiali, spesso poveri e lasciati grezzi (come il pino russo, l’abete, o il legno naturale), restituiscono un senso di onestà materica e sacralità dell’oggetto, in opposizione al design industriale lucido e borghese dell’epoca.
Ceroli in particolare porta in questa serie la sua poetica teatrale: gli arredi diventano personaggi, volumi vivi, elementi che abitano lo spazio con forza plastica, come quinte sceniche in un ambiente domestico.